Mi ero imposta, per questo blog, di raccontare subito le mete conquistate, per non dimenticare nulla di quello fatto e conquistato. Ho capito, poi, che prima di scrivere è necessario metabolizzare e capire cosa hanno significato quei chilometri e quelle soste ed in cosa ti hanno cambiato. E' passata quasi una settimana da questa escursione e non so ancora se sono riuscita a capire fino in fondo cosa è cambiato, ma nuovi orizzonti e nuovi racconti mi aspettano e non vogliono perdere nulla.
Martedì scorso, come ogni ogni anno, la macchina ha preso direzione Friuli Venezia Giulia verso Castelmonte, un santuario mariano situato sopra Cividale del Friuli. Per la mia famiglia, la gita a Castelmonte è una tappa obbligatoria dell'estate, tradizione presa dai nonni paterni e che si aspetta sempre con gioia.
Castelmonte è un piccolo borgo, abitato dai frati che si prendono cura del santuario e di tutto i suoi edifici. Non appena arrivi al parcheggione situato ai piedi del borgo (dove non possono circolare auto) non puoi fare altro che guardare meravigliato ciò che ti trovi davanti. E non puoi che entrare già in clima spirituale e di raccoglimento. Per poter entrare nel borgo hai una piccola scalinata che, per chi come me non è proprio sportiva, ti mette un po' alla prova, ma poi quello che ti aspetta è molto romantico. Innanzitutto la vietta, l'unica che c'è nel borgo, con tutte le case in pitra che ti accompagnano nel cammino. La strada termina in una terrazza panoramica che ti offre una vista mozzafiato sulla terra friuliana e slovena (sappiate che quando arrivate a Castelmonte la compagnia telefonica di riferimento ti darà il benvento in Slovenia, nonostante siate ancora in Italia). Sulla terrazza si erge un seconda scalinata, più difficile della prima, che ti porta direttamente in basilica. La basilica è intitolata alla Madonna di Castelmonto, molto conosciuta soprattutto per la sua pelle di carnagione scura. Anche se di martedì, erano molto i pellegrini presenti. Caratteristica, all'interno della chiesa, la cripta al piano inferiore, con la statua all'Angelo che lotta contro il Diavolo e, sulle pareti, testimonianze dei piccoli miracoli e aiuti portati dai fedeli e attribuiti da loro alla Madonna. Ogni anno passo moltissimo tempo a vedere queste testimonianze, la più antica che ho trovato risale agli anni '30 del '900, ma sono sicura che ce ne saranno altre ben più vecchie.
Nel borgo sono presenti anche due negozi di souvenir e la Casa del Pellegrino, piccolo albergo e ristorante.
Al lato del parcheggio, inoltre, due aree pic-nic, una delle quali su una piccola collinetta con un percordo che porta a una grande croce, posto ideale per un po' di meditazione.
Dopo Castelmonte, la seconda meta è stata Udine, città che sento ormai come casa mia. Dopo tre anni vissuti li per l'Università, non potevo che sorridere per ogni piccolo angolo in cui ho vissuto qualcosa, che ho scoperto e che amo ancora. Piazza Primo Maggio, dove per antonomasia si leggo i paipiri dopo le lauree; il Castello, con tutti quei scalini per raggiungerlo ma con un panorama pazzesco, Piazza della Loggia e la Loggia, Galleria Bardelli, Via Mercatovecchio, la Biblioteca, Palazzo Antonini, via Caccia, ecc. Ogni ritorno è bello e quando la lascio nuovamente ci sono le lacrime che vogliono uscire.
Domani si parte, direzione Valencia. C'è tanta agitazione nell'aria. Dopo un venerdì iniziato male e continuato un po' così, un Ferragosto diverso da ciò che era stato programmato e utile per calmarsi e accettare ciò che è stato, una domenica passata nella storia a Spilimbergo, attorniata da amici vecchi e nuovi (la Rievocazione della Macia, stupenda, di cui di sicuro parlerò più avanti ma di cui potete trovare delle foto in questa pagina fb) ora c'è solo tanta voglia di partire, misto a paura per il volo, non per l'atto di volare ma per come quellochehodentroallamiatesta possa reagire.
Valencia l'ho sognata e sperata, e finalmente vado ad immergermi nel suo centro storico e nella sua modernità, firmata Calatrava. Voglio vivere ogni attimo di questo viaggio, grazie anche ai consigli di Enrica (non perdetevi il suo blog!).
La valigia? Beh, per la prima volta sarà diversa, un po' più moderna ma che mi ricorda quante persone, qui a Conegliano, mi voglio bene e mi apprezzano. La bandiera, invece, sarà sempre la stessa.
Perchè quello che c'è nel cuore non cambia mai


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