lunedì 17 agosto 2015

Cento passi verso il cielo

Mi ero imposta, per questo blog, di raccontare subito le mete conquistate, per non dimenticare nulla di quello fatto e conquistato. Ho capito, poi, che prima di scrivere è necessario metabolizzare e capire cosa hanno significato quei chilometri e quelle soste ed in cosa ti hanno cambiato. E' passata quasi una settimana da questa escursione e non so ancora se sono riuscita a capire fino in fondo cosa è cambiato, ma nuovi orizzonti e nuovi racconti mi aspettano e non vogliono perdere nulla.

Martedì scorso, come ogni ogni anno, la macchina ha preso direzione Friuli Venezia Giulia verso Castelmonte, un santuario mariano situato  sopra Cividale del Friuli. Per la mia famiglia, la gita a Castelmonte è una tappa obbligatoria dell'estate, tradizione presa dai nonni paterni e che si aspetta sempre con gioia.
Castelmonte è un piccolo borgo, abitato dai frati che si prendono cura del santuario e di tutto i suoi edifici. Non appena arrivi al parcheggione situato ai piedi del borgo (dove non possono circolare auto) non puoi fare altro che guardare meravigliato ciò che ti trovi davanti. E non puoi che entrare già in clima spirituale e di raccoglimento. Per poter entrare nel borgo hai una piccola scalinata che, per chi come me non è proprio sportiva, ti mette un po' alla prova, ma poi quello che ti aspetta è molto romantico. Innanzitutto la vietta, l'unica che c'è nel borgo, con tutte le case in pitra che ti accompagnano nel cammino. La strada termina in una terrazza panoramica che ti offre una vista mozzafiato sulla terra friuliana e slovena (sappiate che quando arrivate a Castelmonte la compagnia telefonica di riferimento ti darà il benvento in Slovenia, nonostante siate ancora in Italia). Sulla terrazza si erge un seconda scalinata, più difficile della prima, che ti porta direttamente in basilica. La basilica è intitolata alla Madonna di Castelmonto, molto conosciuta soprattutto per la sua pelle di carnagione scura. Anche se di martedì, erano molto i pellegrini presenti. Caratteristica, all'interno della chiesa, la cripta al piano inferiore, con la statua all'Angelo che lotta contro il Diavolo e, sulle pareti, testimonianze dei piccoli miracoli e aiuti portati dai fedeli e attribuiti da loro alla Madonna. Ogni anno passo moltissimo tempo a vedere queste testimonianze, la più antica che ho trovato risale agli anni '30 del '900, ma sono sicura che ce ne saranno altre ben più vecchie.
Nel borgo sono presenti anche due negozi di souvenir e la Casa del Pellegrino, piccolo albergo e ristorante. 
Al lato del parcheggio, inoltre, due aree pic-nic, una delle quali su una piccola collinetta con un percordo che porta a una grande croce, posto ideale per un po' di meditazione.



Dopo Castelmonte, la seconda meta è stata Udine, città che sento ormai come casa mia. Dopo tre anni vissuti li per l'Università, non potevo che sorridere per ogni piccolo angolo in cui ho vissuto qualcosa, che ho scoperto e che amo ancora. Piazza Primo Maggio, dove per antonomasia si leggo i paipiri dopo le lauree; il Castello, con tutti quei scalini per raggiungerlo ma con un panorama pazzesco, Piazza della Loggia e la Loggia, Galleria Bardelli, Via Mercatovecchio, la Biblioteca, Palazzo Antonini, via Caccia, ecc. Ogni ritorno è bello e quando la lascio nuovamente ci sono le lacrime che vogliono uscire. 



Domani si parte, direzione Valencia. C'è tanta agitazione nell'aria. Dopo un venerdì iniziato male e continuato un po' così, un Ferragosto diverso da ciò che era stato programmato e utile per calmarsi e accettare ciò che è stato, una domenica passata nella storia a Spilimbergo, attorniata da amici vecchi e nuovi (la Rievocazione della Macia, stupenda, di cui di sicuro parlerò più avanti ma di cui potete trovare delle foto in questa pagina fb) ora c'è solo tanta voglia di partire, misto a paura per il volo, non per l'atto di volare ma per come quellochehodentroallamiatesta possa reagire.
Valencia l'ho sognata e sperata, e finalmente vado ad immergermi nel suo centro storico e nella sua modernità, firmata Calatrava. Voglio vivere ogni attimo di questo viaggio, grazie anche ai consigli di Enrica (non perdetevi il suo blog!).

La valigia? Beh, per la prima volta sarà diversa, un po' più moderna ma che mi ricorda quante persone, qui a Conegliano, mi voglio bene e mi apprezzano. La bandiera, invece, sarà sempre la stessa. 

Perchè quello che c'è nel cuore non cambia mai

lunedì 10 agosto 2015

...con le nostre armi che non feriscono, ma certamente emozionano come nient’altro

E così è arrivato anche quel momento.
Venerdì, dopo 10 anni, ho appeso al chiodo quella bandiera che mi è stata tanto amica.
Quella bandiera che mi ha fatto vivere tante avventure, su e giù per il Triveneto e per l'Italia (e magari, troverò il tempo per parlarvi del viaggio più lungo, quello per Noto). Quella bandiera che mi ha fatto gioire e che mi ha fatto anche male, spingendomi ad avere paura e a mollare.
In questi 10 anni ne abbiamo passate tante, tanto a farmi crescere come non mai. Ho conosciuto l'amicizia, la lealtà, la forza del gruppo. Ma anche le difficoltà, il tradimento, la voglia di mollare e, poi di ricominciare.

La location dell'ultimo spettacolo è stata Cison di Valmarino, nelle colline trevigiane. E' un piccolo borgo, nominato uno dei borgh più belli d'Italia, situato ai piedi del castello di Castelbrando. Camminare per le sue viette piccole e strette ti riporta indietro nel tempo, soprattutto se la si frequenta durante i mercatini. Nell'anno, vengono rganizzati due volte: sotto il periodo natalizio e ad agosto, con Artigianato Vivo, mostra per l'appunto di artigianato proveniente da tutta Italia.Si entra in un mondo magico, quasi antico.
Mi sento di consigliare tre diversi espositori:
- La dispensa di nonna Papera di Ferrara Cinzia (Specialità tipiche piemontesi), situato al Pra: una bancarella che attira per le mille farfalle che svolazzano sopra i prodotti, che vanno dai biscotti alle spumelle. Non perdetevi i biscotti con cereali, lamponi e gocce di cioccolato: una delizia.
- alle Case Marian, la bancarella con la bigiotteria in fimo: una delizia solo per gli occhi e per chi, come me, rimane bambina.
- alle Antiche Cantine Brandolini, l'angolo delle fate: in un calderone, con due euro di offerta, la possibilità di ricevere una goccia di fata ed un'aforisma. Niente di che..ma come si fa a vivere senza un po' di magia?

"Finisce cosí, con un po' di rancore, questa avventura "in primo piano". 10 anni.passati a superare i miei limiti, le difficoltà e le cose contro natura. Grazie a chi mi é stato vicino, a chi mi ha supportato e sopportato. Grazie al gruppo, con il tempo, é diventato una famiglia che continueró a seguire e a servire. Una volta sbandieratore di Conegliano, per sempre sbandieratore di Conegliano"






giovedì 6 agosto 2015

La bambina perduta - Bibione

20 anni nella stessa spiaggia e nello stesso mare, crescendo mano nella mano.
Ogni estate non vedevo l'ora di passare quei 15 giorni nella casa del mare, a giocare con la sabbia in spiaggia o al gelataio nel caminetto del giardino della casa.
Diventata grande per le vacanze in famiglia al mare, Bibione è sempre rimasta la meta per tornare bambine anche solo per una serata.
Serata che si ripete ogni anno, perfino raddoppiata se l'anno è stato particolarmente difficile.
E così ieri sono tornata piccola per una sera, mi sono immersa nell'atmosfera magica e gioconda della Bibione vista con gli occhi da bambina.
Vedere spuntare ricordi da ogni angolo. La gelateria dove compravo sempre il gelato, la pizzeria che ci vendeva i tranci per lo spuntino delle 22. Piazza Fontana con i suoi spettacoli. La lunga strada verso la spiaggia che ora è diventata cortissima. I trampolini elastici che erano proibiti.
La gioia di entrare in acqua, anche se solo con i piedi, rimane però la stessa.

Il giorno prima un amico mi aveva inviato la foto del tramonto, sempre da Bibione.
Ieri ho avuto il mio, di tramonto. Un tramonto italiano, nell'attesa di averne uno tutto mio, spagnolo, dopo due anni dall'ultimo.


mercoledì 5 agosto 2015

 La ragazza..
25 anni in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere.
Neo laureata alla Ca' Foscari di Venezia, dieci anni passati a studiare il turismo, la cultura e quello che ci sta dietro.
Una vita passata con gli auricolari nelle orecchie, per vivere a ritmo della musica che poi è diventata vita e motivo di viaggio.
Dieci anni passati con una bandiera, quella della mia città, in mano. Dieci anni passati a farla volare in varie città italiane, fiera di quello che facevo.
L'estate, quella dello scorso anno, passata con tanti punti di domanda, soprattutto sulla vita. Sulla mia vita. Quattro mesi passati all'insegna del "non aver paura mai", del coraggio di voler continuare a vivere e fare quello che ancora non avevo fatto. O, almeno, di voler finire quello che avevo iniziato.
18 agosto 2014: l'inizio della mia vita versione 2.0, con le stesse paure ma con la voglia di affrontarle con un solo motto
"la vita è bella anche se fa male"

...con il trolley rosso
Il viaggio come riscoperta della vita.
Mi è sempre piaciuto viaggiare, scoprire, conoscere e vivere.
Tutto ebbe inizio con Londra, nel 2007, in terza superiore. Il primo viaggio da sola, da grande. Seguì poi Salamanca, tre settimane in vacanza studio e in libertà. E poi di nuovo Londra, per un mese di stage. Ed è qui che fece la sua prima comparsa il trolley rosso, comprato prima di tornare a casa per le troppe cose da riportare in Italia.
Con l'università un nuovo mondo, fatto di scoperte, di amicizie. Ma fatto anche di treni, di ritardi, della voglia di diventare grande. E di tempo libero.
Tempo libero = viaggi. Non tanti ma neanche pochi.
Genova.
Londra.
Porto.
Roma.
Barcellona.
Livorno.
Roma.
Sempre con lo stesso trolley rosso a farmi compagnia. E non solo nei viaggi belli, ma anche in quelli brutti. in quelli che non sai se tornerai piùa casa.
A fargli compagnia un pezzo di quella bandiera che è parte di me.


Questo non vuole essere un diario o un blog di viaggi. E' solo uno spazio dove annotare viaggi e ricordi, prima che mi dimentichi quegli attimi che la vita mi ha donato.